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automotive2023 test
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Come andrà il mercato dell’auto nel 2023

La situazione del settore automotive in Italia non è certo rosea: l’anno che si sta per chiudere è il peggiore degli ultimi 44 anni. Il 2023, tuttavia, promette un leggero miglioramento: si dovrebbero registrare 1.385.000 nuove immatricolazioni, con una crescita del mercato pari al 6,5%Dataforce prevede una crescita modesta, trainata soprattutto dal Noleggio a Lungo Termine, una soluzione sempre più congeniale non solo per le aziende, ma anche per professionisti e privati. La transizione verso una mobilità sostenibile continua, complice la spinta che arriva dall’NLT. Sarà cruciale la scelta del Governo, nell’ambito della nuova Legge di Bilancio, di prorogare gli ecobonus per l’acquisto di automobili a basse emissioni, anche per le società di noleggio.

Per capire i trend del prossimo anno, riportiamo qui a seguire tutti i dati relativi al settore automotive.

Un leggero miglioramento, grazie al noleggio

Il mercato delle passenger cars nel 2023 registrerà oltre il 6% di immatricolazioni rispetto all’anno che si sta per chiudere, mentre quello dei veicoli commerciali leggeri dovrebbe raggiungere solo le 155.000 unità (+3,3%). Una crescita modesta, che, per quanto riguarda le vetture dovrebbe essere merito soprattutto del Noleggio a Lungo Termine. L’NLT, infatti, dovrebbe registrare un incremento del 15,2%, con un livello di immatricolazioni pari a 190.000 unità, cioè 25.000 in più rispetto al 2022. Anche lo short rent e il rent to rent (la formula tramite cui le aziende di noleggio a breve termine acquisiscono le vetture dai colleghi del NLT) contribuiranno al timido miglioramento, con un aumento previsto del 23,3%. Meno evidente sarà la crescita del comparto dei privati, che dovrebbe limitarsi a un +4.6%.

La crescita del Noleggio a Lungo Termine testimonia la necessità di “un’urgente riflessione su come affrontare la riconversione aziendale del nostro Paese, per affrontare i grandi ed epocali cambiamenti che stanno interessando il mondo della mobilità”. Così Michele Crisci, presidente dell’Unrae, Associazione che riunisce i rappresentanti delle case automobilistiche estere in Italia, che ha poi aggiunto: “Serve una chiara e coordinata strategia verso la transizione sostenibile da parte del governo. Un atteggiamento miope allontana gli investimenti esteri e ci relega nelle retroguardie tra i cinque principali mercati dell’auto e anche di mercati minori. Eppure la nostra industria e la nostra componentistica hanno un nome, una tradizione, un’eccellenza da difendere”.

Gli italiani sceglieranno ancora il motore endotermico

Nonostante la sensibilità verso i temi ambientali sia aumentata considerevolmente, gli italiani continuano a preferire i motori endotermici. Nel 2023 Dataforce prevede circa 674.000 passenger cars, equamente suddivise tra motori termici senza aiuto elettrico, quota 354.000, con un -2% su quest’anno, e le mild hybrid (dotate di un piccolo motore elettrico a supporto di quello tradizionale), a quota 320.000, con un +2% su quest’anno. Complessivamente questa motorizzazione rappresenterà il 48,7% del mercato italiano.

Il diesel, invece, si attesterà al 20,9%, con un calo di oltre 3 punti, soprattutto per le non elettrificate che, secondo Dataforce, dovrebbero essere 228.000 (16,5% di quota, -3,5% di share), mentre per le mild hybrid diesel dovrebbero essere 61.000, con un leggero incremento percentuale (+0,5% con un 4,4% di quota di mercato).

In ripresa le immatricolazioni di auto elettriche: potrebbero essere 75.000 unità, pari al 5,4% del mercato (con un incremento di 2 punti). Sarebbe il nuovo record storico per questo tipo di alimentazione: nel 2021 le elettriche raggiunsero le 67.000 nuove immatricolazioni. L’ostacolo maggiore alla diffusione delle elettriche è il prezzo, ancora troppo elevato rispetto a quello delle vetture con motore termico. La differenza di costo si sta assottigliando, non tanto perché quello delle auto a corrente sta diminuendo, quanto perché quello delle auto tradizionali si sta alzando.

Continueranno a crescere le ibride ma, a differenza del 2022, soprattutto grazie alle plug-in, con il 6,6% di market share, mentre quest’anno sono calate leggermente a causa di problemi legati alla consegna. Le full hybrid immatricolate, che sono state protagoniste in questo 2022, saranno invece 133.000 (quota del 9,6% con un +0.5%).

Sono, invece, marginali (con lo 0,9% delle nuove immatricolazioni) le vetture a metano, per ragioni legate alla crescita esponenziale dei costi di questo carburante. Sono più interessanti i numeri del Gpl che potrebbero crescere fino a raggiungere il 7,9% del mercato, cioè 110.000 nuove targhe, con un incremento di 2,5 punti di market share.

Nell’ambito dei veicoli commerciali leggeri, il diesel perderà terreno pur mantenendo il 71,6% del mercato, con in più il 6,1% appannaggio dei mild hybrid. Gli LCV elettrici raggiungeranno il 4% del mercato (+1,5 punti rispetto 2022) e tra ibridi puliti e plug-in la quota sarà dell’1,4% del totale.

La crisi dei chip

La pandemia, con i vari lockdown che sono seguiti, ha avuto come conseguenza una carenza di chip sul mercato globale. Carenza che, come si era ipotizzato a inizio del 2022, proseguirà anche nel 2023, mettendo ulteriormente in crisi la filiera automotive. Le stime sulle disponibilità di GlobalFoundries Inc., il terzo produttore al mondo di semiconduttori, non sono positive. I ritmi di produzione delle case automobilistiche sono rallentati tanto da causare gravi ritardi nella produzione e consegna di veicoli nuovi, e la situazione rischia di durare ancora a lungo.

Nel 2023 la crisi dei chip andrà ad aggravare la ormai tristemente nota recessione economica, con un possibile crollo del 3,6% delle revenue delle società produttrici di semiconduttori. Si stima che le difficolta nella catena di fornitura proseguiranno anche nel 2024, anche se in un contesto di progressivo miglioramento della disponibilità di chip. La crisi ha portato un incremento del valore dell’usato del 20% ma le prospettive indicano un leggero ridimensionamento dei prezzi. Inoltre è anche diminuita l’attesa per la vendita di un’auto usata online: dagli 84 giorni nel 2021 si è passati a soli 59 giorni nel 2022.

Team SIFÀ

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