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Buongiorno Reggio PG test
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L’AD di SIFÀ Paolo Ghinolfi a “Buongiorno Reggio” per un approfondimento sulla mobilità sostenibile - Video

Buongiorno Reggio” è il programma di Telereggio che ogni mattina, dalle ore 7 alle ore 10, apre una finestra sulla città e la provincia con notizie, approfondimenti e testimonianze mescolando fatti di cronaca, attualità, rubriche di servizio e conversazioni a tema con esperti. Nella puntata del 24 marzo, il talkshow ha ospitato nel suo studio l’Amministratore Delegato di SIFÀ, Paolo Ghinolfi, con l’obiettivo di creare un dialogo e approfondire una delle tematiche più importanti e attuali per il mondo dell’automotive: la mobilità sostenibile.

Nel video sottostante è possibile rivedere l’intera puntata, mentre a seguire riportiamo gli estratti più significativi dell’interessante confronto con Paolo Ghinolfi.

Mobilità sostenibile: cosa ne pensano le aziende

Nei tempi più recenti, il mondo delle aziende e delle imprese si sta sempre di più interessando ad assumere delle pratiche più sostenibili sia in termini comportamentali che di mobilità. Infatti, sempre più realtà aziendali sono alla ricerca di soluzioni di trasporto alternative sia per rispondere alla domanda di mercato sia per limitare concretamente il proprio impatto sull’ambiente. Ad oggi però, la riduzione delle emissioni di CO2 non sempre coincide con un risparmio di costi in quanto, in questo momento di transizione dalla mobilità “tradizionale” a quella eco-friendly, l’acquisto di un’auto elettrificata rimane una scelta da ponderare bene in ragione degli alti costi di gestione del veicolo e soprattutto della sua svalutazione, legata a sviluppi tecnologici sempre più rapidi e frequenti. In aggiunta, è giusto ricordare che mediamente il personale aziendale percorre all’incirca 40 mila km all’anno: questo dato ci fa riflettere su quanto attualmente in Italia non si sia ancora delineato un piano infrastrutturale concreto e adeguato che permetta ai driver di affrontare degli spostamenti di media e lunga durata, soprattutto fuori dall’ambiente cittadino.

Quali sono i deterrenti attuali per lo sviluppo della mobilità sostenibile

Il periodo attuale di forte crisi economica e di profondi squilibri sociali e politici legati al conflitto in Ucraina, ha indotto un aumento rilevante dei costi del carburante che sta portando le aziende anche all’urgenza di prendere scelte diverse in merito al tipo di veicolo con cui potenziare le proprie flotte. In parallelo, però, lo scontro russo-ucraino, oltre ad essere causa di una profonda crisi umanitaria, sta creando dei grandi scompensi all’interno del mondo automotive, come quelli legati alla penuria di cablaggi, ovvero dei fasci di cavi di collegamento contenuti all’interno dei veicoli (soprattutto in quelli elettrici). È l’Ucraina, infatti, ad essere tra i maggiori produttori mondiali di cablaggi ed essendo la filiera già in carenza di scorte a causa della crisi di materie prime e, conseguentemente, di semiconduttori, la produzione automobilistica è fortemente rallentata e ciò ha incrementato ulteriormente i ritardi già eccezionali sulla consegna di veicoli nuovi. Uno scenario che infatti si è già concretizzato per alcuni degli stabilimenti tedeschi di Audi e Volkswagen i quali hanno annunciato un ritardo cronico di 720 giorni, ovvero di due anni.

Una condizione davvero critica che continua a peggiorare, basti pensare anche all’aumento dei costi delle batterie elettriche, addirittura quadruplicato rispetto a qualche anno fa a causa delle forti riduzioni delle tratte dei voli internazionali da e per la Cina, in assoluto il maggiore Paese produttore di componenti elettroniche.

Siamo di fronte a un’esplosione di costi, a una carenza di prodotto, a un aumento di domanda e di indisponibilità a concretizzare l’offerta senza precedenti.

Mobility Manager: come gestire il processo a una transizione ecologica

La gestione della flotta aziendale è un’attività complessa e strategica che, proprio in ragione delle responsabilità e dei rischi connessi, necessita di essere governata da figure esperte. Il Mobility Manager è un esperto di analisi, supervisione, ottimizzazione dei costi totali di gestione (TCO, total cost of ownership), della supply chain e dei servizi legati alla soddisfazione del driver e, negli ultimi anni, è diventata una figura necessaria al raggiungimento del welfare aziendale.

Le società di Noleggio a Lungo Termine, come SIFÀ, si relazionano spesso con questa figura che, insieme agli uffici acquisti e agli uffici del personale dell’azienda cliente, scelgono quale prodotto soddisfi meglio le necessità della propria realtà e dei propri dipendenti. Tuttavia, permangono ancora problemi operativi in merito a quale prodotto sia più congeniale scegliere per la propria flotta. Ad oggi, infatti, passare direttamente da una flotta endotermica a una elettrica determina un pesante aggravio di costi per un’azienda, proprio per la carenza di una rete capillare di infrastrutture di ricarica che possa supportare l’elevato numero di chilometri percorsi mediamente dai dipendenti in un anno.

La transizione ecologica oggi ha un costo e non tutte le aziende sono in grado di sostenere tale spesa e questa condizione viene gestita dal Mobility Manager che ha la grande responsabilità di intuire quali investimenti sono necessari nei tempi attuali per velocizzare tale processo di trasformazione della mobilità.

Queste spese potrebbero essere sgravate dalle spalle delle aziende e dei loro Mobility Manager attraverso il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). SIFÀ, infatti, si sta impegnando a collaborare con le istituzioni per velocizzare il processo di elettrificazione delle flotte anche attraverso il Piano Nazionale, che può fornire degli strumenti concretamente collaborativi in termini economici e strategie concrete e attuabili in ottica di Responsabilità Sociale d’Impresa e secondo i principi dell’Economia Circolare

Obiettivo mobilità eco-friendly: è davvero raggiungibile?

Purtroppo ad oggi non ci sono i presupporti per credere che, nel breve termine, la mobilità possa essere full electric. Bisogna considerare tutte le problematiche che il settore sta vivendo in questo periodo che di fatto creano, se non un fermo totale, sicuramente un rallentamento evidente nella produzione di auto elettriche: mancano materialmente i componenti sia per costruire veicoli nuovi sia per sostituire i pezzi guasti di auto in manutenzione. È un problema che deve essere affrontato nella sua globalità, probabilmente rivisitato anche attraverso obiettivi conformi al periodo perché le Case automobilistiche continuano comunque a pagare multe salatissime alla fine di ogni anno in quanto non riescono a raggiungere le quote d’immatricolato elettrico necessarie a ridurre le proprie emissioni del medio venduto. Ma al momento non è oggettivamente possibile raggiungere questi risultati perché la filiera produttiva è bloccata.

SIFÀ, per esempio, collabora con aziende che si focalizzano sulla creazione di diversi sistemi di alimentazione per le vetture: un esempio concreto sono i carburanti ecologici che possono essere considerati una valida alternativa per alimentare le vetture endotermiche e raggiungere quindi un giusto compromesso alla poca disponibilità attuale di veicoli elettrici.

Esistono una serie di opportunità più concrete e realizzabili nel breve termine che possono seriamente cambiare gli scenari attuali e non danneggiare ulteriormente il settore già stremato da cause esterne che non possono essere controllate.

Italia ed Emilia Romagna: a che punto siamo

L’Emilia Romagna ha certamente degli esercizi di eccellenza, come per esempio il servizio di car sharing elettrico “Corrente” attivo su Bologna, probabilmente il più tecnologicamente avanzato a livello nazionale. L’Emilia Romagna e la Lombardia sono infatti le regioni più innovative e più favorevoli ai cambiamenti. Tuttavia, ancora esistono delle problematiche che anche qui rallentano il processo di elettrificazione del nostro Paese.

Per fare un esempio concreto, SIFÀ da circa tre anni tenta di installare gratuitamente un servizio di car sharing o di noleggio nei pressi della stazione dell’alta velocità di Reggio Emilia, un servizio che può rappresentare una svolta per la mobilità cittadina, facilitando gli spostamenti e accorciando i tempi di attesa dei passeggeri che sono costretti a dover usufruire solo del servizio taxi per muoversi dalla stazione. Purtroppo però, per ragioni burocratiche, dopo tre anni non è ancora stato possibile installare questo servizio d’eccellenza utile a tutta la cittadinanza, nonostante SIFÀ, insieme alle aziende che collaborano al progetto, abbiano già da tempo messo a disposizione sia l’infrastruttura di ricarica sia il servizio di noleggio.

Io credo che occorra anche definire gli obiettivi che vogliamo raggiungere, il tempo da impiegare per poterli realizzare e gli strumenti necessari per rendere concrete le nostre idee. Questo diventa il punto fondamentale per qualsiasi progetto costruito in ottica di Responsabilità Sociale d’Impresa, perché altrimenti le parole non diventano fatti, gli impegni presi si posticipano e si perde anche quella motivazione che ci guida nella costruzione della mobilità del futuro, più sostenibile e innovativa.

Per fare un esempio concreto, ad oggi le flotte aziendali delle pubbliche amministrazioni presentano un parco circolante tra i più vetusti e inquinanti d’Europa: stiamo parlando di veicoli con un’età media di 15 anni e addirittura di veicoli Euro 0 ancora in circolazione che causano dei livelli di emissioni davvero inaccettabili, soprattutto nei centri abitati, ovvero dove maggiormente circolano i veicoli gestiti dalle pubbliche amministrazioni. Dunque, prima di parlare di transizione verso una mobilità elettrica, è necessario dapprima svecchiare il parco auto italiano e sostituire questi veicoli – non solo altamente inquinanti ma anche pericolosi – anche con modelli diesel di ultima generazione che presentano livelli di emissioni davvero bassi.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può sicuramente dare un contributo importante al superamento di questa tematica, ma è necessario strutturare un piano d’azione concreto e fattibile che tenga conto di tutte queste problematiche altrimenti sarà davvero complicato poter raggiungere gli obiettivi prefissati per uno sviluppo capillare della mobilità elettrica.

Circular Mobility: il paradigma di SIFÀ che supporta crescita e innovazione in ottica di Responsabilità Sociale d’Impresa

Alla fine del 2019 nasce e si sviluppa Circular Mobility (marchio registrato a livello nazionale e comunitario), un progetto strategico e paradigma innovativo promosso da SIFÀ che rappresenta un collettore di iniziative a disposizione di tutti gli Stakeholder, un catalizzatore di relazioni di valore e il punto di contatto da cui generare un cambiamento nell’ambito della mobilità del domani. Un impegno concreto reso – se possibile – ancora più nodale nel contesto che viviamo, profondamente segnato dalla pandemia da Covid 19 e da tutte le conseguenze a essa legate.

Circular Mobility è un’opportunità da cogliere con capacità di visione e in un’ottica progettuale di lungo periodo, per generare benefici sia nei confronti delle risorse interne, sia nei confronti degli stakeholder e, più ampiamente, dell’intera comunità.

Significa infatti cambiare l’approccio alla mobilità, promuovendo l’adozione di pratiche più responsabili a partire dall’analisi delle nuove abitudini connesse ai trasporti nonché delle evoluzioni a cui le città, così come gli spazi extra-urbani, stanno andando incontro per favorire spostamenti sempre più sostenibili, sino a fornire, risposte e soluzioni adeguate ai nostri clienti e stakeholder.

Abbiamo creato un ecosistema collaborativo, in cui aziende leader del settore pubblico e privato e startup innovative lavorano fianco a fianco per un uso più efficiente e sostenibile delle risorse, in nome dei principi ispirati al concetto di Economia Circolare. Abbiamo stretto collaborazioni con Aziende davvero importanti e influenti nel tessuto economico nazionale e internazionale, realtà che sostengono e promuovono iniziative di sostenibilità e che pertanto sono favorevoli allo sviluppo della mobilità con alimentazione alternativa, come ad esempio il Gruppo Barilla, uno degli stakeholder più rilevanti per SIFÀ.

Stiamo lavorando insieme per andare avanti in questo percorso di innovazione con l’obiettivo di lasciare la nostra impronta attraverso la creazione di un approccio diverso, unico in Italia, che faccia da cornice a tutti i progetti strategici e le iniziative virtuose necessari per cambiare le regole della mobilità di domani.

Veicoli commerciali elettrici: utopia o realtà?

L’elettrizzazione di un veicolo commerciale è un processo che richiede tempo. Le problematiche sono, come le auto elettriche, la carenza di infrastrutture di ricarica capillarmente sviluppate sul territorio nazionale ma, in questo caso, anche la scarsa capacità del prodotto di soddisfare adeguatamente i bisogni di mobilità. Attualmente, l’autonomia di un furgone elettrico non è in grado di raggiungere o addirittura superare i 100 km al giorno e questo può essere un limite non indifferente soprattutto per gli operatori della logistica dell’ultimo miglio in quanto spesso la distanza tra l’hub logistico e la destinazione finale non è davvero “all’ultimo miglio”, ma necessita di spostamenti ben più impegnativi. Il risultato è che, ad oggi, i veicoli commerciali circolanti sono quasi tutti a trazione endotermica e sembra proprio che il processo verso una trazione elettrica sia ancora lontano. Sarebbe opportuno allora creare dei sistemi integrati diversi per arginare questo problema come, ad esempio, utilizzare mezzi di trasporto alternativi per le consegne dell’ultimo miglio – come biciclette o motorini elettrici – che non intasino le strade dei centri abitati, congestionando il traffico con veicoli di grossa cilindrata che, in parallelo, hanno maggiori livelli di emissioni.

La Commissione Europea ha messo a punto una proposta che prevede l’uscita dal mercato dei veicoli più inquinanti a partire dal 2035 e la vendita esclusiva di auto e veicoli a zero emissioni e, per raggiungere questo ambizioso traguardo, l’UE ha inoltre innalzato il livello di riduzione di CO2 già dal 2030 che dovrà essere meno del 55%.

L’obiettivo è preciso ma c’è ancora tanto lavoro da fare anche se il settore sta facendo un grande sforzo per andare in quella direzione e velocizzare il passaggio verso una mobilità più sostenibile

Paolo Ghinolfi - Amministratore Delegato

Paolo Ghinolfi

Amministratore Delegato

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